mercoledì, febbraio 12, 2014
Last Post ?
Come avrete notato è da un po’ che non aggiorno il blog, non ho neppure scritto il classico post di inizio anno.
I motivi sono tanti: il principale è che tra lavoro e famiglia non ho più tanto tempo per stare dietro alla scena “fissa”, non corro più le alleycat, non partecipo ad eventi e quindi mi manca un po’ il materiale su cui scrivere.
Sinceramente nel tempo libero preferisco stare coi miei bimbi e mia moglie piuttosto che tra fissati sporchi e puzzolenti.
Oltretutto mi sono un po’ stufato della bici come mezzo ludico, continuo ad usarla tutti i giorni come principale mezzo di locomozione, ma se voglio uscire a fare sport, da qualche mese corro a piedi (in foto il Faro della Vittoria al Colle della Maddalena, tipico giro in bici della collina torinese, raggiunto questa volta a piedi).
Ritengo inoltre che la formula del blog sia un po’ passata e sinceramente questa interfaccia grafica inizio veramente a non poterla più vedere.
Voglio continuare a scrivere di bici urbane e, se vi è piaciuto quello che ho scritto fino ad ora, spero che mi apprezzerete anche su bicilive.it con cui da poco collaboro.
Scrivere su un sito come bicilive mi permette di essere più libero (nel senso che non devo aggiornare il blog di continuo) e di avere dei collaboratori molto validi che mi aiutano per la parte foto/video.
Attualmente trovate alcune recensioni nella sezione urban, a breve inizierà una serie di articoli su bimbi e biciclette, un argomento che, come sapete, mi sta molto a cuore.
Dopo anni di Bicifissa un cambiamento era necessario.
Devo decidere cosa fare col blog “adrenalinaincrescita” che non sono riuscito a “far decollare”, l’idea è di stravolgerlo con argomenti nuovi, vedremo.
Per il momento ci vediamo su http://urban.bicilive.it/
PS: casomai a qualcuno interessare l’argomento “corsa a piedi” sappiate che, esattamente come per la bici, il minimalismo è la mia strada
venerdì, novembre 22, 2013
Presentazione Zino CX Frames
E’ un po’
che non aggiorno il blog, ho un sacco di cose per la testa e poca voglia di
scrivere in questi giorni.
Il
ciclocross è recentemente diventato il nuovo fenomeno di moda, esiste da una
vita, non se lo è filato nessuno fino a un paio di stagioni fa e ora tutti a
correre nel fango.
Sinceramente
riesco a essere preso da tutto questo entusiasmo, non tanto per il fango che
trovo piuttosto divertente, quanto per l’idea di correre dentro un percorso
fettucciato in stile criceto.
Magari non
vi piace lo sport, ma i telai da ciclocross sono una scelta veramente azzeccata
per utilizzo urbano.
Tutta sta
manfrina per dirvi che stasera un giovine e promettente telaista torinese che
presenta le sue creazioni, non potete mancare.
Ps lo so
che c’è un tempo di m3rd4 per andare in bici, ma che non vi venga in mente di usare
in macchina!
martedì, ottobre 29, 2013
Luci sul casco
Siccome non
ho voglia di mettere le luci sulla bici ho pensato di metterle su qualcosa che
uso sempre quando pedale e mi posso portare dietro quando lego la bici fuori.
Le opzioni
sono 2: borsa e casco.
La borsa
può essere comoda per mettere la luce posteriore, ma per l’anteriore funziona
malissimo, quindi la scelta ideale è il casco.
Il
vantaggio primario è che in questo modo le luci sono belle alte a molto più
visibili da parte degli automobilisti.
Attualmente
uso una gigantesca Fibre Flare dietro e una Petzl Tikka davanti, che non è una
luce da bici, ma ce l’avevo in casa ed è facilissima da montare.
Purtroppo,
entrambe le luci usano batterie standard AAA, la soluzione migliore sarebbe
usare batterie ricaricabili via USB, facili da ricaricare al lavoro.
lunedì, ottobre 28, 2013
Attacca Stacca
Con il
cambio dell’ora è ufficialmente arrivata la stagione fredda.
Due cose di
cui avete fatto tranquillamente a meno fino a pochi giorni fa diventano se
assolutamente indispensabili, decisamente utili: parafanghi e luci.
A meno che
non abbiate una city o una trekking bike, questi accessori non fanno parte
della dotazione standard, e non ci sono neppure ganci o fori per un montaggio
permanente.
Anche
calcolato che la bici spesso rimane abbandonata attaccata ad un palo la soluzione
migliore è la scelta di accessori dal facile montaggio/smontaggio.
Il
vantaggio di questi sistemi è presto detto, si possono montare in caso di
necessità e smontare quando si lega la bici per non farseli rubare.
Bello vero?
Sulla carta
si, in realtà la cosa è molto meno pratica del previsto.
Tanto per
incominciare con la scusa che si montano facilmente si finisce per non montarli
mai, con il risultato che quando piove o fa buio gli utilissimi accessori sono
a casa.
Se si
montano l’operazione di lucchettaggio/slucchettaggio diventa uno sbatto immane
dal momento che bisogna smontare e rimontare tutto, pena non trovare più i
preziosi accessori.
Circa un
anno e mezzo fa, stufo di girare senza parafanghi e finire per bagnarmi
regolarmente ho sostituito le fascette in gomma del parafango anteriore con
fascette da elettricista e sempre con le stesse ho fissato permanentemente il posteriore
al reggisella.
Ma le luci?
Mi rompe un
po’ lasciare decine di euro legate alla bici con le fascette, quindi?
venerdì, ottobre 18, 2013
Redbull Minidrome a Milano
L'abbiamo visto e rivisto su centinaia di siti e ci siamo sempre chiesti, ma perchè mai non in Italia?
Bene, il Redbull Minidrome arriva anche a Milano.
Per chi non lo sapesse si tratta di un minivelodromo da 25 metri, in pratica più un halfpipe che una vera pista se stiamo alle sole dimensioni.
Possibilità di farsi male: piuttosto alta.
Se volete saperne di più e magari iscrivervi alla competizione:
http://www.redbull.com/it/it/bike/events/1331610759527/red-bull-mini-drome-milano
giovedì, settembre 26, 2013
Fahrräder in Stuttgart #2 e Torinesi
L’azienda per cui lavoro ha la sede fuori Stoccarda, a 13Km dal centro della città.
Per andare in centro bisogna prendere un autobus e poi la metropolitana, a parte il costo abbastanza folle dei mezzi pubblici, il problema principale è che la sera tardi l’autobus extraurbano passa, se va bene, ogni ora.
L’albergo dove dormo normalmente è a 100 metri dalla ditta e ha 2 bici a disposizione dei clienti, quindi, se dopo il lavoro voglio andare in centro, faccio prima ad usare la bici.
E così ho fatto settimana scorsa.
Come ho già scritto Stoccarda non è esattamente la città più bike friendly della Germania, le ciclabile sono approssimative e collegate malissimo.
Il centro è pedonale, e una cosa mi ha colpito, nonostante ci fosse molta gente a piedi, nulla impediva a ciclisti e skaters di sfrecciare tra la folla senza che nessuno avesse nulla da dire.
Se vai in pattini, skate, bici e vai veloce non è un problema, il tedesco medio è una persona responsabile che ritiene i suoi concittadini altrettanto responsabili, se stai andando veloce vuol dire che sei capace e non sei pericoloso, perché io a piedi dovrei preoccuparmi e/o lamentarmi?
Dopo aver cazzeggiato un po’ in centro sulla via del rientro sono passato davanti agli stabilimenti della Porsche, guarda caso proprio a fine turno, fiume di gente sul marciapiede privo di ciclabile (si vede che pare brutto mettere una ciclabile davanti alla Porsche).
Visto che la bici dell’albergo pesa una sfacelo e la strada è in salita a scorrimento veloce ho preferito, per non rischiare la pelle, passare sul marciapiede, bene, tutti quanti si sono spostati al mio passaggio senza mugugnare o lamentarsi.
Se sei in bici in Germania rispetti il codice della strada, però sul marciapiede nessuno ti rompe le scatole.
Il VERO problema è che in itaGlia, qualunque cosa si faccia, in qualunque modo, ci sarà sempre troppa gente pronta a criticare qualunque cosa per qualunque motivo.
E’ vero è pieno di ciclisti (pedoni e automobilisti) indisciplinati, MA l’utilizzo della bicicletta è un valore importantissimo che fa comodo a tutti, perché ricordatevi meno auto significa soprattutto meno rischio per i pedoni e meno traffico quando si usa l’auto.
lunedì, settembre 23, 2013
Paleo Bici
In queste ultime settimane ci sono state le
varie fiere di biciclette, Eurobike, Interbike ad infine l'ExpoBici di Padova.
Un sacco di entusiasmanti novità.
Oltre ai freni a disco sulle bdc, hanno inventato le fat
bike (che esistono da anni, solo che fino a qualche mese fa non se la filava nessuno, e ora sono la soluzione ad ogni problema dell’umanità) e le ruote da 27.5” la
più inutile misura della storia mondiale della bicicletta.
Sono sinceramente sempre più perplesso delle
varie novità del settore.
Invece di produrre cose utili, siamo alla
ricerca dell’inutilità.
Gironzolando in rete, mi è capitata sotto gli
occhi la pubblicità della foto.
Io non sono un appassionato di bici d’epoca
(altra “novità” sempre più di moda), ma la bici in questione mi ha colpito.
“New 1910 model”, vuole dire che stiamo
parlando di una bici di 113 anni fa!
Fissa, senza freni, con un bel manubrio comodo
e una sella in cuoio che fa sempre figo, certo il reggisella è un po’ strano
per gli standard attuali, ma funzionale, ruote belle toste con gomme spesse
antiforatura e insieme ti danno una borsa sempre in cuoio per portare gli
indispensabili attrezzi.
Insomma una bici semplice, senta tante balle,
utile per spostarsi ogni giorno senza sbattersi per la manutenzione.
Ehm, ecco potete smettere di fare quelle robe "innovativee" li, che chiamate bici e mettervi a fare dei mezzi utili tipo questa?
Possibilmente senza appiccicarci
necessariamente parole tipo “retro”, “vintage”, “classic”, ecc.
Grazie
lunedì, settembre 16, 2013
Fahrräder in Stuttgart
Cosa sono queste strane maniglie sui semafori
di Stoccarda?
In effetti le avevo già notate altre volte, ma non ne
avevo intuito il significato, poi sono passato in bici e ho capito, servono a tenersi
intanto che aspetti che il semafori diventi verde!
Invece per le scalinate è abbastanza chiaro.
Dal momento che la città non è “piatta”, può
capitare di dover salire e scendere la scale passeggiando per il centro, se sei in bici eviti di dovertela caricare
in spalla stile ciclocross, tra l'altro funzionano benissimo anche per passeggini e simili.
giovedì, settembre 05, 2013
Freni a disco?
La nuova moda dalla fiera di Eurobike sono i
freni a disco sui modelli da corsa.
Ora io sono sempre stato un fautore dei freni
a disco.
Se devo avere un freno su una bici voglio che
freni e, secondo me i freni che equipaggiano le bici da corsa (e il 99% delle
fisse frenate) non frenano.
Per frenare serve un Vbrake o un disco, punto.
In condizioni di meteo avverso un disco è
decisamente un grosso vantaggio.
Meccanico ovviamente, che l’unico olio che
voglio sulla mia bici è quello sulla catena.
Ma cosa hanno inventato di “nuovissimo” i
costruttori di biciclette?
Il freno a disco!
Ragazzi che novità.
E’ da anni che si pensa di mettere i dischi
sulle BDC, non l’ha fatto nessuno fino ad ora e oggi si sono svegliati tutti!
Ovviamente tutti freni idrauilici su bici da
millemila euro.
Se fino a ieri avete detto che i dischi sulle
bici da corsa non avevano senso che cosa è successo?
Per correre la bici deve pesare 6.7Kg.
Si può fare una bici che pesa 6.7 e costa una
cifra normale o farne una che ne pesa 5 e costa una follia.
Meglio la seconda opzione che si guadagna di
più.
Ma non ci posso correre, cazzo.
Allora ci aggiungo delle cose (batterie per il
cambio elettronico, freni a disco) così sta nel peso.
E siamo tutti contenti di vedere grosse novità.
venerdì, agosto 30, 2013
In skate al lavoro
Ho scelto una pessima giornata per provare a
venire al lavoro in skateboard, pioviggina e le strade sono bagnate.
Comunque …
Mi sono studiato bene il tragitto: in skate
non posso fare le strada che percorro normalmente in bici, troppo pericolosa, ma
allungando un po’ è quasi tutta ciclabile abbastanza bella, e infatti è andato
tutto abbastanza bene fino all’ultimo tratto dove sia la strada che i marciapiedi
sono in pessime condizioni tanto che per qualche decina di metri ho preferito
semplicemente camminare.
Come previsto la cosa si può fare senza troppi
problemi, i tempi rispetto alla bici si allungano notevolmente, secondo me
bisogna calcolare di metterci circa il doppio del tempo.
Indispensabile, specie con clima infausto, un
cambio completo in ufficio.
Perché usare lo skate invece della bici?
Un solo vantaggio, lo skate è più piccolo e lo
metti dove vuoi, molto banalmente oggi ho usato la tavola perché al termine del
lavoro mi passano a prendere in auto e la bici non avrei saputo dove metterla,
quindi è valido solo in mix con auto/bus/treno/metro o per tragitti molto
brevi, per il resto datemi una bici J
lunedì, agosto 19, 2013
Born to Run
E’ da un po’ che voglio scrivere di questo
libro.
Born to Run è scritto da un giornalista
appassionato di corsa, con un problema: “perché sono sempre infortunato? “
Perché quasi tutti quelli che corrono
subiscono continui infortuni?
Parallelamente ad una avventura alla ricerca
degli indiani Tarahumara, in grado di correre per giorni in semplici sandali e la storia di una folle competizione con i migliori specialisti di trail running sulle lunghe distanze e gli indiani stessi; l'autore dipana una inchiesta sulla corsa, tra antropologia, marketing, sport e biologia
in cui, alla fine, l’uomo viene fuori come la macchina definitiva per la corsa
creata dalla natura.
Meccanicamente parlando, la corsa dell’uomo è
più efficace di quella di qualunque altro animale, nessuna creatura sul pianeta
terra è capare di correre per ore e ore a velocità sostenute come può fare un
essere umano.
Perché quindi, se siamo così perfetti, ci
facciamo continuamente male correndo?
Perché non sappiamo più correre, perché ci
ostiniamo ad usare scarpe superammortizzate e protettive che dovrebbero
aiutarci e invece ci danno una falsa sensazione sull’appoggio del piede e ci
portano a farci male.
Come combattiamo la cosa?
Comprando scarpe più costose e più
ammortizzate che ci fanno sbagliare ancora di più.
E le aziende fanno soldi su questa cosa.
Invece dovremmo correre con sandali
minimalisti o ancora meglio a piedi nudi e semplicemente ri imparare a correre.
Da quando ho letto la prima volta il libro un
anno fa ho fatto molta attenzione a come corrono le persone ed in particolare i
bambini (avendone 2 in casa mi è anche molto semplice).
Ebbene i bimbi sotto i 3-4 anni corrono
appoggiando solo l’avampiede in modo perfetto, poi col passare del tempo disimparano,
tanto che a 7-8 l’atterraggio col tallone lascia sulla sabbia bagnata una
impronta più profonda rispetto all’avampiede (prove fatte coi miei 2 pupi
quest’estate in spiaggia)
Che è quello che fanno tutti i Joggers adulti
al parco.
Praticamente è maggiore l’impatto a terra (e
la conseguente frenata) rispetto alla spinta propulsiva (!) con conseguenti
traumi agli arti inferiori.
Che è la stessa cosa che succede nel mondo delle bici, mezzi sempre più leggeri, con più rapporti, maggior escursione degli ammortizzatori; risultato: siamo incapaci di pedalare decentemente e cosa facciamo?
Che è la stessa cosa che succede nel mondo delle bici, mezzi sempre più leggeri, con più rapporti, maggior escursione degli ammortizzatori; risultato: siamo incapaci di pedalare decentemente e cosa facciamo?
Compriamo bici più leggere, con più rapporti e
maggiori escursioni … che non servono ad un cazzo.
Vent’anni fa le salite del Tour si facevano
con bici in acciaio e il downhill con bici da XC con forcella ad elastomeri da
5cm di escursione!
Ah, il libro c’è solo in lingua originale,
sapete come la penso al proposito.
venerdì, agosto 09, 2013
Semplice
Ho scoperto cosa mi piace della fissa e cosa
non mi piace della bici, cioè lo sapevo già, forse mi era meno chiaro.
Della fissa amo la semplicità, semplicità che
viene prima ancora della bici.
Uso una fissa senza freni non perché faccia
figo, lo ammetto il freno ho iniziato a non usarlo perché volevo un telaio da
fissa puro, senza predisposizione per il freno, ma ora sinceramente faccio
fatica a concepire una bici col freno (ce l’ho sull’Xtracycle, ma solo perché
non posso farne a meno).
Come ho scritto 7 anni fa sulla presentazione
del blog la vita è già troppo complicata di suo per incasinarsela ulteriormente
con bici complesse.
Usando la bici tutti i giorni ho scoperto che non
solo semplifica la vita, ma insegna che serve meno di quello che si pensava.
Ad esempio
“E se piove?”
Ti bagni, quindi? E’ acqua, non acido
corrosivo, vai all’estero, e scopri che quando piove si bagnano e incredibilmente
rimangono in vita, nonostante l’acqua.
Non solo non è indispensabile l’auto quando
piove, non serve neppure una tuta da astronauta se sei in bici, ti serve solo
una borsa stagna con dentro un cambio.
Idem per le scarpe, sono utili, ma se ne può
fare a meno molto più di quanto si possa pensare, ma questa è un’altra storia.
mercoledì, agosto 07, 2013
Huston, abbiamo un problema
E’ da un po’ che ci penso: perché tutto
considerato le bici non mi piacciono?
Qualche settimana fa leggo su FB che Yoda (se
non sapete chi è documentatevi) sta vendendo il suo Pugsley, la voglio, oltretutto
le misura di Yoda corrispondono esattamente alle mie.
Pensa, pensa e alla fine lascio perdere, in
fondo non ho nessuna voglia di avere una MTB.
C’è qualcosa di sbagliato.
Perché, dopo averlo fatto per alcuni anni non
ho nessun interesse a scendere dai sentieri in mountainbike. Perché dopo aver
pensato e ripensato alla singlespeed in montagna quest’anno che ci sono i
mondiali a 2 passi da casa non me ne importa nulla?
Se veramente mi piacciono le bici perché Giro
e Tour mi fan cagare?
Perché non riesco ad entusiasmarmi a vedere
imprese ciclistiche?
Perché non ho nessun interesse a tutinarmi nel
weekend e a macinarmi un bel po’ di chilometri?
La conclusione è che la bicicletta non mi piace,
forse non mi è mai piaciuta.
E dire che la uso praticamente tutti i giorni
ed è ormai diventata una parte di me, cazzo non può non piacermi.
Il problema è che io vedo la bici come la
semplificazione estrema di una parte della mia vita, mentre molto, quasi tutto
quello che gira intorno alla bici è una aggiunta alla vita normale.
Ad esempio quando si decide una vacanza per
tutta la famiglia (ovvero 4 persone) penso a qualcosa che possa piacere e
divertire tutti, portare la mia bici per farmi i miei giri sarebbe uno sbattone
in più che toglierebbe spazio agli altri componenti della famiglia (per la
cronaca le bici dei bimbi le portiamo).
Come ho già scritto la bici è solo più un
mezzo, non un fine.
Quindi come faccio a scrivere un blog di bici
se le bici non mi piacciono (più)?
venerdì, luglio 12, 2013
30 Km/h
Tutti parlano di zona 30, ovvero di limitare
il traffico nei centri urbani a 30Km all’ora.
E’ una cazzata.
Non ha senso.
30 Km all’ora controllati seriamente significa
che in realtà per non rischiare multe bisogna andare a 25, ovvero alla velocità
di una bicicletta spinta bene.
Calcolato che comunque, nonostante l’assurdo
divieto, è necessario rispettare la segnaletica stradale E soprattutto fermarsi
ai semafori rossi, ne consegue che la velocità media difficilmente potrà
superare i 15Km/h, Un corridore a piedi piuttosto bravo è in grado, non dico di
superarmi, ma sicuramente di starmi dietro.
Esclusi bimbi con le rotelle, quasi qualunque
ciclista, più qualche skateboarder e diversi pattinatori, è in grado di andare
alla stessa velocità, assurdo!
Con un limite a 30 Km/h persino moto e
motorini non hanno senso; qualunque mezzo a motore da migliaia, decine di
migliaia di euro non è più veloce di una bici da meno di 100 euro, ma vi sembra
giusto?
Ma insomma come pensate di poter guadagnare
dei soldi in questo modo?
Se non si vendono più auto, moto, benzina,
assicurazione, bolli vari come facciamo a far girare l’economia?
Se la gente gira a piedi o in bici, chi va in
palestra?
Se le strade sono sicure e i bimbi liberi di
giocare e scorrazzare, chi compra videogames?
Chi passa le giornate davanti alle
televisione?
Insomma, oltre alle auto si ferma anche l’economia
del Paese!
Dobbiamo fermare a tutti i costi questa
assurdità.
J
martedì, giugno 18, 2013
La data di scadenza delle nostre bici?
Quando ho letto questo articolo su mtb forum sono rimasto un po’ perplesso
Sono pienamente d’accordo col sottotitolo “tutto
si rompe (prima o poi)”.
L’ho scritto e riscritto su questo blog: la
roba si rompe, personalmente da quando giro in fissa ho spaccato una pedivella,
un cerchio e il carrello di una sella, più camere, copertoncini (uno aperto in
skid con conseguente esplosione della camera e scintille del cerchio che
raschiava sull’asfalto) e catene.
Ma quello che è scritto nell’articolo è
inaccettabile, che un telaio duri 2-5 anni non va bene, specie si stiamo
parlando di roba che costa 2 mila euro o giù di li.
La mia teoria è che siccome tutto si rompe è
meglio spendere qualcosa in più per del materiale che duri una vita (o quasi).
Il bello della fissa è che c’è talmente poca
roba che ben poco è a “rischio scadenza”, d’altra parte molti di noi viaggiano
su telai e componenti che facilmente hanno più di vent’anni … in pratica ci
sono fissati che girano su bici che hanno più anni di loro.
Quindi prendetevi la bici giusta, montatela
bene e non preoccupatevi di dover cambiare nulla per i prossimi 20 anni e forse più J
giovedì, giugno 13, 2013
Big board Vs small board
Ho 2 tavole, entrambe Lush, una Kilima da 42”
e una Tula da 29”, vecchie di qualche annetto, quale va meglio in città?
La Kilima è una drop through ( i trucks sono
montati attraverso la tavola) da freeride lunga 44” montata con trucks
invertiti da 190mm e ruote larghe e squadrate da 72mm x 52mm di contact patch e
durezza 80A
La Tula è una cruiserino con la giusta
quantità di kicktail lunga 29” montata trucks convenzionali da 125mm entrambe
wedgeati e ruote da 62mm poco più di un paio di cm di contact patch e durezza
78A.
Il modo migliore di spostarsi in città, almeno
la mia città è utilizzare al massimo le disastrate ed improvvisate piste
ciclabili, insieme ad un bel po’ di marciapiede e ove possibile la strada.
Per questo sistema di spostamento le tavole
devono essere molto valide in pushing, ovvero l’azione di spingere col piede
dietro, per far questo, specie se non si è grandi skater, torna utile che la
tavola sia bassa rispetto al terreno.
Da scariche la Kilima è più alta perché ha
molto ponte, ma è anche più flessibile, con me sopra l’altezza dal suolo di
entrambe le tavole è equivalente.
Il tavolone è ovviamente più stabile in
spinta, ma pesa di più e le ruote larghe fanno molto attrito sull’asfalto, su
una superficie perfetta l’agile e leggero cruiserino si spingerebbe forse anche
meglio.
MA le strade non sono perfette, anzi, piene di
buche, cambi di asfalto e disastri vari.
In queste condizioni la combinazione di
dimensioni ed inerzia (e flex) permette alla Kilima di trasformarsi in un vero
schiacciasassi (con la dovuta attenzione e velocità si attraversano anche le
rotaie del tram).
In teoria il kicktail permetterebbe ad un
rider esperto di saltare gli ostacoli, o quantomeno di alzare/alleggerire
l’anteriore per facilitare il superamento degli stessi, ma in pratica quando ci
si trova a dover passare su tratti lunghi metri di asfalto spaccato e pavè,
risulta impossibile da utilizzare e in molte (troppe) condizioni le ruote da
62mm non ce la fanno a scorrere.
Dove la piccola Tula è vincente è nelle curve
strette, praticamente gira in un francobollo, con in più la possibilità di
eseguire, se necessario, kickturns, mentre il “barcone” Kilima è lento e ingombrante.
Chi vince?
Per andare da A a B, indubbiamente il tavolone
da freeride è molto meglio, una distanza di 5Km in città si percorre
agevolmente in 25 minuti senza sudare.
La tavoletta ha dalla sua le dimensioni, si
può portare dappertutto, quindi la vedo meglio in combinata treno/auto/metro,
per distanze più brevi.
In entrambe i casi sono necessarie un po’ di
modifiche da effettuare nel prossimo futuro.
martedì, giugno 11, 2013
Al lavoro in bici: #4 – Considerazioni e psicologia
Non ne parla nessuno, ma arrivare al lavoro in
bici, spostarsi a pedali è qualcosa che viene visto un modo ancora un po’
strano dalla maggior parte della popolazione.
Se ti presenti al lavoro in auto nessuno
prenderà posizioni particolari su di te, è normale, ma in bici …
Ho iniziato il lavoro che attualmente svolgo
lo scorso settembre e dal secondo giorno mi sono presentato in bicicletta.
Ovvio che come nuovo collega avevo tutti gli
occhi puntato su di me, oltretutto la mia è una posizione completamente nuova,
quindi c’erano molte aspettative (in buona parte sbagliate, ma questo è un
altro discorso, interno all’azienda, che non ha nulla a che fare con la bici).
A meno che ci sia già altra gente che usa la
bici, il ciclista viene visto non benissimo, nella migliore delle ipotesi
l’arrivare in biciclette è considerato qualcosa di strano e buffo,
probabilmente ci sarà un po’ di diffidenza.
Per quanto mi riguarda ho scoperto che alcuni
colleghi erano preoccupati che io fossi un esaltato
ecologista/animalista/contrario alle auto e alla tecnologia o cose del genere.
La cosa fondamentale è:
1-
Battersene di cosa pensano gli altri.
2-
Far continuamente passare il messaggio che l’uso della bici è
assolutamente normale.
3-
Evitare, almeno all’inizio, di fare attivismo pro bici o cercare di fare
proseliti tra i colleghi.
4-
Comportarsi in maniera inappuntabile al lavoro, non arrivare in ritardo,
MAI
5-
Non ammalarsi
Vedrete che nel giro di qualche mese, dopo che
tutti gli automobilisti saranno, prima o dopo, arrivati in ritardo per motivi
di traffico, tranne voi, dopo che tutti si saranno ammalati, tranne voi, molti
cambieranno punto di vista sull’uso della bicicletta.
venerdì, giugno 07, 2013
Usate lo skateboard
Lo dicono anche i politici, non sanno che lo
skate per la legge italiana non può essere usato in strada, ma lo dicono lo
stesso.
Cercando in rete si trova veramente poco,
praticamente nulla, sull’utilizzo urbano dello skate come mezzo di trasporto.
Ovviamente ci sono innumerevoli informazioni
sullo skate inteso come trick e freestyle, qualcosa come freeride e downhill,
ma in urbano niente.
L’unico utilizzo da trasposto che si trova
sono video di assurdi viaggi di centinaia di chilometri sulla tavola in giro
per il mondo, affascinante, seppur completamente slegato dal contesto
cittadino.
D’altra parte la situazione è la stessa con le
bici, tante informazioni, tanti bei video di gare e competizioni, di trick e
divertimento, ma sul commuting si trova poco e quello che si trova è più che altro
politica sui vantaggi dell’utilizzo della bici etc.
Risultato: visto che non lo fa nessuno e non
si trovano informazioni pare che la cosa non possa funzionare.
E invece no.
Su percorsi brevi, sotto i 5Km, penso che lo
skate giusto abbia molto da dire.
Pensate solo quante volte, da automobilisti,
siete stati costretti a parcheggiare a 1 Km dal luogo dove volevate andare.
O che la destinazione X non è servita da
nessun mezzo pubblico, certo ci sarebbe la metro comoda e veloce, ma la
stazione è a un paio di chilometri.
Oppure devi comprare una cosa al volo in un
negozio che non è proprio sotto casa, ma a qualche isolato di distanza.
Nei primi casi trasportare la bici può essere
da scomodo a impossibile, nell’ultimo, tra lega/slega uno sbattimento inutile.
mercoledì, giugno 05, 2013
Al lavoro in bici: #3 – La Bici
Solo al terzo punto viene la bici, perché
ritengo che tutto calcolato non sia la cosa fondamentale.
Se dovete arrivare in giacca e cravatta, il
capo ha il SUV, l’azienda è a 30Km da casa e ci si arriva solo passando dalla
tangenziale, la bici non conta, andare al lavoro pedalando è semplicemente impossibile.
Se la ditta è a meno di 5km, tutti su comoda
pista ciclabile, i colleghi si vestono in jeans e scarpe da ginnastica, anche
una Graziella scassata con ruote da 20” è perfetta.
Ovviamente una bici veloce e comoda è meglio,
non è detto che un mezzo sia per forza migliore di un altro, anzi uno dei punti
fondamentali è che la bici che scegliete vi deve piacere, punto.
Giusto qualche consiglio.
La bici da corsa super performante che va
tanto bene nel weekend potrebbe non essere la scelta migliore per uso
quotidiano.
Se volete usare la bici tutti i giorni,
accessori come luci e parafanghi sono indispensabili; gomme robuste e borse
stagne molto utili.
Prima di impazzire alla ricerca della bici
definitiva per utilizzo urbano, iniziate a usare quello che avete, solo
percorrendo le strade cittadine potrete capire quale è la soluzione migliore.
(ps: la foto è stata scattata a Stoccarda, a
qualche centinaio di metri dalla ditta per cui lavoro, da notare cosa usano all’estero per andare al lavoro e
soprattutto come legano le bici)
lunedì, giugno 03, 2013
Armi, leggi e incidenti
Qualche tempo fa si è fatto un gran parlare
sulla notizia che negli Stati Uniti un bimbo aveva sparato alla sorella con un
fucile regalatogli dai genitori.
Scandalo, tutti a scagliarsi contri gli americani
cattivi e contro le armi che uccidono.
Premesso che la morte di chiunque è un fatto
gravissimo, da statistiche è dimostrato che per un bimbo degli Stati Uniti è
molto più pericoloso avere una piscina in giardino che un fucile in casa, incredibilmente
infatti sono molte di più le morti domestiche per annegamento che per incidente
con armi.
Solo che nessuno si sognerebbe mai di bloccare
la vendita delle piscine ai privati.
Già, il genitore medio di solito porta il
bimbo a nuotare e sogna la piscina in giardino (che non ha dato che vive in
appartamento), molto raramente è un appassionato di armi e porta il pupo a
sparare la domenica, quindi è più facile pensare che le armi siano da vietare e
l’acqua no.
Per lo stesso motivo si continua a pensare che
le auto non siano assolutamente pericolose, mentre ci si scandalizza per una
singola morte negli USA non si preoccupa minimamente del fatto che OGNI GIORNO
un automobilista distratto/ubriaco uccide “per sbaglio” qualcuno.
Poco importa se è un ciclista, un pedone, dei ragazzi
che aspettano l’autobus per andare a scuola, una mamma con bimbi in passeggino
che attraversa sulle strisce pedonali; si tratta di persone che stavano facendo
la loro tranquilla vita e ora non ci sono più, colpevoli di non essere su un “protettivo”
SUV al momento dell’incidente.
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